Per la nostra rubrica dedicata all’ecosostenibilità, oggi vogliamo proporvi un tema molto utile nell’ambito della sostenibilità. Sappiamo e sentiamo sempre parlare di quanto sia importante scegliere soprattutto packaging biodegradabili o compostabili, ma qual è la differenza? Scopriamolo subito.

Con il supporto di enciclopedia treccani, per biodegradabile troviamo questa definizione:

Nel linguaggio chimico e commerciale, di sostanza o prodotto che può subire la degradazione biologica o biodegradazione

Biodegradazione:

Trasformazione demolitiva operata da microrganismi su sostanze organiche, con formazione di composti stabili (al limite, anidride carbonica e acqua) non fermentescibili e non inquinanti.

Compostabile, affidandoci sempre ai lemmi di Treccani, significa:

  che può essere sottoposto a compostaggio

Cosa si intende per compostaggio?  

Andiamo a documentarci anche su questo e Treccani ci spiega che il compostaggio è:

 un sistema di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che, attraverso vari processi (macinazione, vagliatura, omogeneizzazione e fermentazione aerobica), vengono parzialmente trasformati in compost, cioè in fertilizzanti.

Dalle definizioni si evince che la principale differenza è il processo di smaltimento, infatti le sostanze biodegradabili comprendono solo quelle organiche e, di conseguenza possono tranquillamente decomporsi in natura in un periodo relativamente breve (un anno circa). Le sostanze biodegradabili svaniscono nella natura senza lasciare tracce inquinanti perché sono anch’esse realizzate in materiale organico. Ricordiamo che la maggior parte delle plastiche non sono biodegradabili, a meno che non si parli di bioplastiche, che sono appunto realizzate con materiali organici come mais, frumento, barbabietola, bucce di pomodori o patate.
I materiali compostabili sono simili a quelli biodegradabili in quanto condividono lo scopo di tornare nella natura senza danneggiarla. A differenza però di quelli biodegradabili (decomponibili grazie alla loro natura organica), quelli compostabili richiedono uno step in più, vengono infatti raccolti in specifici luoghi per essere smaltiti industrialmente, e spesso lasciano comunque residui non smaltibili. Non si possono quindi disperdere nella natura come quelli biodegradabili. 
Conoscevi già questa differenziazione? Dicci la tua nei commenti e condividi se l’articolo ti è piaciuto! 

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