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Dove lo butto?

Gli USA nemici dell’ambiente: il problema dei rifiuti 

Che l’America sia stata d’intralcio in numerosi progetti e proposte internazionali non è sicuramente una novità. Che l’America sia uno tra i Paesi più avanzati e meno green al mondo, nemmeno. Quindi trovare questo agglomerato di Stati tra le ultime fila delle classifiche globali in materia di riciclo e di produzione di rifiuti non causa senz’altro stupore. Su un territorio di ben 9.834.000 km² (ossia 32 volte l’Italia) con una popolazione di oltre 320 mila abitanti, su un totale di 262,4 milioni di tonnellate di rifiuti annui viene riciclato poco più del 34%. Tutti questi dati ci servono non per confondervi le idee, ma per farvi comprendere quanto grande sia il divario tra le prime cifre riportate e l’ultima, relativa al (misero) tasso di materiali avviati al riciclo. 

Non vi sembra assurdo?

Che l’America sia stata d’intralcio in numerosi progetti e proposte internazionali non è sicuramente una novità. Che l’America sia uno tra i Paesi più avanzati e meno green al mondo, nemmeno. Quindi trovare questo agglomerato di Stati tra le ultime fila delle classifiche globali in materia di riciclo e di produzione di rifiuti non causa senz’altro stupore. Su un territorio di ben 9.834.000 km² (ossia 32 volte l’Italia) con una popolazione di oltre 320 mila abitanti, su un totale di 262,4 milioni di tonnellate di rifiuti annui viene riciclato poco più del 34%. Tutti questi dati ci servono non per confondervi le idee, ma per farvi comprendere quanto grande sia il divario tra le prime cifre riportate e l’ultima, relativa al (misero) tasso di materiali avviati al riciclo. 

Non vi sembra assurdo?

usa

Consumismo e spreco: due amici inseparabili

Finché la Cina è stata disposta ad accettare e persino a pagare i rifiuti provenienti dalla grande potenza occidentale per produrre scarpe, giocattoli, calze, tappeti e molto altro ancora, tutto è andato bene. In un articolo dell’Internazionale pubblicato a marzo dell’anno scorso leggiamo: “Per decenni abbiamo buttato nei bidoni praticamente tutto quello che volevamo, dalle grucce alle scatole della pizza, dalle bottiglie di ketchup ai contenitori dello yogurt, e li abbiamo spediti in Cina, dove operai pagati poco li selezionavano e li ripulivano”. Nel 2018, però, l’odierna rivale guidata da Xi Jinping decide di porre delle restrizioni a questo traffico di “merci usate”. Il risultato? L’America si trova circondata da rifiuti che faticano a essere smaltiti, o in parte dirottati verso altri Paesi-discarica come, per esempio, l’India, la Thailandia, l’Indonesia e le Filippine  

Le cause sono senz’altro molteplici, ma tra queste spiccano l’assenza di politiche mirate alla differenziazione dei rifiuti, la mancata sensibilizzazione dei propri cittadini, oltre a un consumismo che raggiunge livelli davvero impressionanti. 

“I prodotti costano poco, e buttarli via alla fine della loro breve vita è ancora più economico. Tuttavia il costo di tutta questa spazzatura sta aumentando, soprattutto ora che bottiglie e carta che un tempo erano riciclate finiscono tra i rifiuti indifferenziati”. 

Queste sono le parole di Alana Semuels riportate nell’articolo citato poc’anzi, il cui succo del discorso è molto chiaro e triste: i rifiuti continuano ad aumentare, non vengono separati e di conseguenza non possono essere riciclati. Rifiuti contaminati che nessuno può (o almeno così dicono) permettersi di ripulire e destinare a nuovo utilizzo: produrre carta e plastica ex novo costa meno, quindi perchè non farlo?

Abitudini diverse ma destino comune

Nonostante vi siano Stati più o meno sensibili alla tematica ambientale, la tendenza generale è quella che porta al drammatico scenario appena descritto. Tra le aree più consapevoli, si fa spazio la città di San Francisco, dove si cerca di responsabilizzare gli abitanti abolendo l’utilizzo di buste di plastica, di cannucce e altri oggetti monouso. Questo, purtroppo, assume una rilevanza davvero minima se paragonata al numero di rifiuti che anche questi consumatori più attenti producono ogni giorno. 

Che cosa fare?

Difficile a dirsi, anche se iniziare a riconoscere il problema potrebbe essere già un grande passo in avanti. Bisognerebbe creare un programma di (ri)educazione al consumo tanto nelle aziende produttrici, quanto nei clienti che se ne servono. Alcune, a partire dall’estate scorsa, hanno lanciato delle iniziative “ecologiche”, su cui però sorgono molti dubbi. Tra questi, viene spontaneo chiedersi quanto ci sia di vero in questi progetti di marketing furbo e poco trasparente. 

Quale altra soluzione potrebbero adottare secondo voi gli Stati Uniti per dare forma a un sistema valido e funzionante di smaltimento dei rifiuti? 

Scrivetelo nei commenti qui sotto!

Alla prossima settimana, qui a “Dove lo butto?”

di Alice Nardiotti

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche: “La raccolta differenziata in Francia: tra le peggiori d’Europa”

Oppure: “La raccolta differenziata nel mondo: inizia un nuovo viaggio”

Fonti:

https://www.corriere.it/buone-notizie/19_luglio_31/differenziata-america-appena-all-inizio-6e5e983e-b381-11e9-aa67-42182a287159.shtml

https://www.internazionale.it/notizie/alana-semuels/2019/03/22/riciclo-rifiuti-cina

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